4) Husserl. Sulla intenzionalit.
In questa lettura Husserl tratta dell'intenzionalit, del vissuto
intenzionale e di ci che invece  mera sensazione.
E. Husserl, Logische Untersuchungen, Halle, 1922, traduzione
italiana Ricerche logiche, I, a cura di S. Piana, Il Saggiatore,
Milano, 1968, pagine 158-161 (vedi manuale pagine 419-420).
Solo una cosa va sottolineata per l'importanza che essa detiene
per noi: vi sono diverse modalit specifiche essenziali del
riferimento intenzionale o, in breve, dell'intenzione (che
rappresenta il carattere descrittivo generico dell'atto). La
modalit in cui una mera rappresentazione di uno stato di cose
intende questo suo oggetto,  diversa dalla modalit del
giudizio che assume questo stato di cose come vero o falso. E
diversa da entrambe  anche la modalit della presunzione e del
dubbio, della speranza o del timore, della soddisfazione o
dell'insoddisfazione, del desiderio o della ripugnanza; della
decisione di un dubbio teoretico (decisione giudicativa) o di un
dubbio pratico (decisione volitiva nel caso di una scelta i cui
termini si equivalgono); della conferma di un'opinione teoretica
(riempimento di un'intenzione giudicativa) o di una intenzione
volitiva (riempimento dell'intenzione volitiva), e cos via.
Certo, se non tutti almeno la maggior parte di questi atti sono
vissuti complessi e molto spesso le stesse intenzioni sono
multiple. Le intenzioni affettive si basano su intenzioni
rappresentazionali o giudicative eccetera Ma  indubbio che,
dissolvendo questi complessi perveniamo sempre a caratteri
intenzionali primitivi che, nella loro essenza descrittiva, non
possono essere ridotti a vissuti psichici di altro genere; ed 
inoltre indubbio che l'unit del genere descrittivo intenzione
(carattere d'atto) esibisce diversit specifiche che si fondano
nell'essenza pura di questo genere, precedendo cos, come un a
priori, la fattualit empirico-psicologica. Vi sono specie e
sottospecie di intenzioni essenzialmente diverse. In particolare 
impossibile ridurre tutte le differenze tra gli atti di un tessuto
di rappresentazione e di giudizi, ricorrendo semplicemente a
elementi che non appartengono al genere intenzione. Per esempio,
l'approvazione o la disapprovazione estetica  una modalit di
riferimento intenzionale che si dimostra con evidenza e per
essenza peculiare rispetto alla mera rappresentazione dell'oggetto
estetico o al giudizio teoretico diretto a essa. Certo,
l'approvazione estetica e il predicato estetico possono essere
enunciati e l'enunciato  un giudizio e include come tale certe
rappresentazioni. Ma allora l'intenzione estetica, cos come il
suo obiettivo (Obiekt),  oggetto (Gegenstand) di rappresentazioni
e di giudizi; essa stessa resta essenzialmente diversa da questi
atti teoretici. Attribuire validit a un giudizio, nobilit a un
vissuto affettivo eccetera, presuppone certamente delle intenzioni
analoghe e affini, ma non identiche dal punto di vista specifico.
Cos anche nel confronto tra decisioni giudicative e decisioni
volitive eccetera
Il riferimento intenzionale, inteso in sede puramente descrittiva
come peculiarit interna di certi vissuti, rappresenta per noi la
determinazione essenziale dei fenomeni psichici o degli atti,
cosicch consideriamo la definizione di Brentano, secondo cui essi
sono fenomeni che tengono in s intenzionalmente un oggetto,
come una definizione essenziale, la cui realt (nel senso di una
volta)  naturalmente assicurata dagli esempi. In altri termini al
tempo stesso in una formulazione puramente fenomenologica:
l'ideazione effettuata sui casi particolari esemplificativi di
tali vissuti - ed effettuata in modo tale da escludere qualsiasi
posizione esistenziale e qualsiasi interpretazione  empirico-
psicologica, tenendo conto solo dello statuto fenomenologico reale
di questi vissuti - ci presenta l'idea generica, puramente
fenomenologica, di vissuto intenzionale o atto, nonch le sue
specificazioni pure. Che non tutti i vissuti siano intenzionali 
dimostrato dalle sensazioni e dalle complessioni sensoriali. Una
frazione qualsiasi del campo visivo dato alla sensazione, comunque
possa essere riempita da contenuti visuali,  un vissuto che pu
comprendere in s contenuti parziali di varia specie, ma questi
contenuti non sono in qualunque modo intenzionati dall'intero, non
sono degli oggetti intenzionali.
Novecento filosofico e scientifico, a cura di A. Negri, Marzorati,
Milano, 1991, volume secondo, pagine 212-213.
